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Giovanni ha 22 anni, portati normale, nè troppo nè poco, che glieli dai tutti giusti giusti. Giovanni lavora ai Grandi Magazzini, al reparto cravatte-uomo-elegante, e si trova così così, nè troppo bene nè troppo male insomma, da tirare avanti. I Grandi Magazzini, per capire, sono quelli del centro, della via bella, quelli grandi grandi proprio, che tutti dicono "c'è di tutto dentro e nemmeno roba brutta". Ma lui che ci lavora proprio tutto tutto non ci trova.

Una mattina si sveglia stanco e quando arriva al lavoro si mette a parlare con Mario, del reparto completi-uomo-elegante-mezza-stagione, che sta proprio lì ad un metro da lui, anche se non ci parla mai, perchè ci sono i clienti. E quando non ci sono i clienti, di parlare non ha molta voglia, e rimane a fissare le scale mobili, ed il pulsante rosso d'emergenza. Ma questa mattina, appunto, vuole chiedere una cosa.
"Mario?"
"Eh?"
"Tu quanti anni hai?"
"25"
"E Luciano, che è il più vecchio?"
"27"
"Ma se tutti noi che lavoriamo qui abbiamo meno di 27 anni, cosa faremo quando avremo 28 anni?"
"Saremo responsabili di reparto"
"Ma quanti responsabili di reparto ci sono in questo reparto?"
"Uno"
"E noi siamo 25. E gli altri? Cosa faranno gli altri 24?"
"Ma 24 decchè? Ma a te che frega? Mica c'hai 28 anni tu, no?"
"E già, mica no"
Giovanni tace, e pensa.

Il suo lavoro un po' gli piace. Quando qualcuno gli chiede un consiglio sulla cravatta da mettere con un vestito fatto così e così, lui è contento, perchè sa la risposta. C'è un libretto dietro al banco, legato con la catenella, e se tu cerchi qualcosa sulle cravatte, lì c'è. Cerchi completo grigio, sezione matrimonio, sottosezione testimone e ci trovi scritto:
"Se la sposa è in bianco: camicia di perla e cravatta a fantasia blu (scegliere a caso dal cassetto 25H-2). Se la sposa è in perla: camicia azzurra a righine e cravatta a richiamo grigio (scegliere a caso dal cassetto 29G-3)."
E via così.
Una volta però gli chiedono cosa mettere ad un cena di gala con gessato nero e gemelli a lapislazzuli, e quello mica c'era nel manuale, o comunque non sotto la voce "lapislazzulo". Allora si ricorda di cosa gli hanno consigliato nella fase "training del personale".
"L'ultima moda impone un deciso stacco da qualunque elemento di richiamo, tale da mettere in evidenza la cravatta come oggetto d'eleganza in sè. Le consiglio questa. Cosa ne pensa?". E prende una cravatta a caso tra quelle un pò più lontane, che sennò quello se ne accorge, e un pò più care.

Finito il turno Giovanni torna a casa con il bus. C'è sempre tanta gente, che non si siede mai, e rimane schiacciato ai vetri, a vedere passare la città, che a vederla così, dai vetri appunto, gli ricorda i Grandi Magazzini, e la gente i manichini. Quando arriva chiede permesso, e scende. Giovanni vive da solo, è fortunato, anche se quando mangia deve accendere la televisione, che si sente un pò triste e non sa perchè. Dove vive lui, nel palazzo più grande, c'è tanta gente, ma non conosce nessuno, se non di vista. Ha degli amici, che venerdì si beve birra e sabato si va alla disco, a cercare le ragazze, che però non cercano proprio loro, e quindi si rimane al banco, con il bicchiere in mano. Giovanni non ha la ragazza, un pò la vorrebbe, un pò no. Dipende. Ne aveva una, che poi l'ha lasciato per uno anziano, che le parlava di più, e la portava in giro, in barca anche, quando c'era bello.

Quando lavori un giorno vale l'altro, però ne arriva uno in cui Giovanni pensa qualcosa che prima non pensava, e si sente strano. Chi non si chiama Giovanni, e non è lui, non potrà capire, ma le cose vanno così, che possiamo farci. Uscendo dallo spogliatoio c'è la porta aperta del magazzino, e poca luca. Si vede un volto gettato tra i vestiti difettati, nel mucchio contro la parete. Il volto bianco e immobile del modello F5, un manichino d'avanzo che prima stava nella terza vetrina lato est, quella della moda donna-giovane-sportiva. Un manichino donna, insomma, e stava buttata lì, tra quei vestiti, perchè sostituita dal modello F6, quello che sta in piedi e solleva l'avambraccio destro, come a salutare un amica, che ci puoi attaccare le borsette almeno, e far vedere come stanno con la maglietta rossa. Giovanni la ricorda bene, ci passava davanti tutti giorni, e ricorda bene l'ultimo vestito estivo che le avevano messo addosso, che le stava così bene. La prima volta aveva pensato anche "com'è bella, porca miseria, com'è bella". La maglietta a righe aderente al seno, a mostrare i capezzoli, poi scoperta sulla pancia, e quella minigonna a fiori di lino, e le scarpette rosse da spiaggia. Come stava bene. Giovanni prova ad immaginare quale amica sua sarebbe stata meglio, con quei vestiti, e non la trova. Nemmeno sul bus, a pensarci bene. Chi troppo grassa, chi troppo magra, chi troppo rossetto che poi si sbava, chi s'infilza il naso con un anello, chi strilla vaffanculo stronzo al cellulare e chi suda tanto che c'ha la schiena a chiazze. Giovanni passava ogni mattina, e lei sempre uguale, perfetta. Come stava bene con quel vestito, come stava bene. Giovanni, dicevo, la vede per terra, in magazzino, e gli si stringe il cuore, dopo tanto passarci davanti. Chiude la porta, e corre alla cravatte.

Mica si lavora bene quando si pensa fisso. Sbaglia anche a dire un prezzo, che pure lui ha memoria e non dimentica mai. Il giorno passa ma quell'idea non passa. Come fa triste vederla buttata lì, così bella e sola. Allora decide, che non importa un perchè chiaro, se uno davvero lo sente. Il giorno dopo torna con la borsa grande della palestra, e il giorno dopo ancora, ed ancora. Nessuno se ne accorge, se pezzo a pezzo il modello F5 scompare, e rimangono solo la montagna dei vestiti difettati. La sera a casa, le attacca l'ultimo braccio, e la sistema sulla sedia, dal tavolo in cucina. Rimane a fissarla per un pò, un pò tanto. Qualcosa non va, la sente a disagio così nuda, e guardata fissa si vergogna. Giovanni è un ragazzo sensibile, certe idee ce l'ha. Il giorno dopo, al magazzino, fa il distratto e cerca quel completo estivo che le piaceva tanto, e una parrucca pure, non di quelle rosse sparate che fa volgare, che lei non è, ma quella nera a caschetto, un poco da straniera. Compra tutto, fingendosi cliente, tanto da un piano all'altro non ci si conosce mica. Sono grandi, i magazzini. La sera corre a casa, che nemmeno l'autobus tutto schiacciato gli pesa, e si sente felice, perchè ha la borsa, ed un regalo. La veste, e capisce che anche lei è felice. Le donne hanno bisogno d'attenzioni, e di carezze gentili, non di stare nell'ombra di un armadio.

Le giornate passano così, semplici, tutte come prima in fondo, ma diverse da prima. Ad uscire il venerdì per la birra adesso un pò gli spiace, e a volte non ci va. Rimane a casa, sul divano, a leggere un libro. Ogni tanto alza lo sguardo e si rassicura, sa che lei è lì, e questo gli basta. Gli basta guardarla per sentirsi meglio, migliore a volte. Non la si guarda come si guarda un quadro. E' un pò di più, è un pò diverso. La bellezza guarisce, e la bellezza è un mistero, non segue regole. Cammini solo e un attimo dopo anche un semplice abbaio ti riempie la vita. Uscire sapendo di poter tornare, e ritrovarla, ecco la gioia. Non ci saranno urla, nè barche di vecchi. Per la cena la tv rimane spenta, che deve raccontare la giornata di lavoro, e quante ne sono successe al vecchio magazzino. Quando ha un problema, ne parla con lei, che parlando e pensando qualcosa viene fuori. Arriva l'autuno, e lui ritorna con vestiti nuovi, color pastello. Dei libri letti non si scambiano pareri, ma in fondo, poi, quanti di voi lo fanno? Giovanni pensa all'amico suo che vive per l'I-Pod, a quell'altro che trucca il motore e mette gli interni in pelle, e non si sente strano. La notte, prima di addormentarsi, abbraccia il cuscino.

"Staremo bene insieme, vedrai"

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